Lui & Lei
Il respiro del bosco
Impalatore74
07.12.2025 |
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"Rimasero così a lungo, mentre il sole spariva dietro le montagne e il bosco si faceva viola..."
Il bosco di San Lorenzo era un posto che solo chi conosceva davvero la montagna riusciva a trovare. Una radura sospesa tra faggi secolari, a mezz’ora di cammino dal sentiero battuto, dove il telefono non prendeva più e l’unico rumore era il vento che passava tra le foglie come un respiro trattenuto. Luca ci andava da anni, da solo, per pensare. Da qualche mese ci portava Margherita.Arrivarono nel tardo pomeriggio di ottobre, quando la luce diventava color ruggine e l’aria si faceva tagliente. Lei indossava un cappotto lungo di lana nera, stretto in vita, e sotto solo ciò che lui le aveva ordinato la sera prima via messaggio: calze autoreggenti di pizzo nero, reggicalze, niente altro. Niente mutandine. Niente reggiseno. Solo la collana di cuoio che lui le aveva chiuso al collo due mesi prima, con un piccolo anello d’acciaio al centro. Il simbolo.
Luca camminava davanti, lo zaino in spalla. Alto, spalle larghe, capelli rasati e il pizzetto che ormai era più bianco che nero dovuto alla sua età di 50 anni.. Portava una camicia di flanella a quadri e jeans consumati. Sembrava un boscaiolo, non il tipo che a Roma lavorava per prevenire attentati in aeroporto. Margherita lo seguiva a qualche passo di distanza. Tacchi alti nel fango: ridicolo, lo sapeva, ma era esattamente quello che lui voleva. Umiliazione leggera, costante. Il primo livello del gioco.
Quando arrivarono nella radura, il sole era già basso. Luca posò lo zaino su una pietra piatta e si voltò.
«Spogliati.»
Una sola parola. Secca.
Margherita si morse il labbro. Guardò intorno. Non c’era nessuno, ovviamente. Ma il sentiero era lì, a meno di cinquecento metri in linea d’aria. Poteva passare un escursionista. Un cacciatore. Un cane sciolto. Il pensiero le fece contrarre lo stomaco in un modo che conosceva fin troppo bene.
Slacciò il cappotto lentamente. Lo lasciò cadere sulle foglie umide. Rimase nuda, salvo le calze e il reggicalze. La pelle d’oca le coprì le braccia. I capezzoli si indurirono all’istante, non solo per il freddo.
Luca la osservò senza complimenti. Poi aprì lo zaino.
Ne tirò fuori una corda di canapa grezza, rossa, lunga sei metri. La stessa che avevano usato la prima volta nel suo appartamento, ma lì, all’aperto, sembrava diversa. Più viva.
«Mani dietro la schiena.»
Margherita obbedì. Sentì le fibre ruvide stringerle i polsi, il nodo lento, preciso, professionale. Luca sapeva fare i nodi. Aveva imparato sui libri di vela da ragazzo, poi li aveva perfezionati su di lei. Quando finì, le diede un piccolo strattone per controllare. Lei emise un gemito soffocato.
Poi la spinse contro il tronco di un faggio enorme. La corteccia era umida, ruvida, le graffiò la schiena. Luca prese un’altra corda, più corta, e le legò le caviglie, larghe, obbligandola a tenere le gambe aperte. Non troppo: abbastanza perché non potesse chiudersi, non abbastanza da perdere l’equilibrio. La posizione era precaria. Perfetta.
Margherita respirava forte. Guardava il sentiero in lontananza, tra i tronchi. Ogni fruscio la faceva sobbalzare. Ogni ombra.
Luca si allontanò di un passo. La guardò.
«Hai paura?» chiese piano.
«Sì,» sussurrò lei.
«Bene.»
Prese dal taschino una benda di seta nera. Gliela annodò sugli occhi. Il mondo sparì. Solo odori: terra bagnata, resina, il profumo di lui.
Sentì le sue dita sfiorarle il collo, scendere lungo la clavicola, fermarsi sul seno. Le pizzicò un capezzolo, forte. Lei inarcò la schiena con un singhiozzo.
«Silenzio,» disse lui. «Se urli, qualcuno potrebbe sentirti.»
Fu come se le avesse acceso una miccia dentro.
Luca si chinò, aprì lo zaino di nuovo. Tirò fuori un piccolo vibratore a uovo, nero, lucido. Lo accese. Il ronzio era basso, quasi impercettibile. Lo accostò piano tra le sue gambe. Margherita si irrigidì tutta. Era già bagnata, lo sapeva lui e lo sapeva lei. Non c’era bisogno di controllare.
Lo inserì lentamente. Lei si lasciò sfuggire un gemito lungo, spezzato.
«Se lo fai cadere,» disse Luca, «ti lascio qui fino a domani mattina.»
Non era vero. Lo sapevano entrambi. Ma il solo pensiero le fece contrarre i muscoli per trattenerlo.
Poi lui si allontanò.
Margherita rimase lì, cieca, legata, esposta. Il vibratore pulsava dentro di lei a un ritmo lento, crudele. Sentiva il vento sulla pelle nuda. Sentiva il cuore batterle nelle tempie. E sentiva lui, che si era seduto su una pietra a qualche metro di distanza, e la guardava. Lo sapeva. Lo sentiva.
Passarono minuti. O forse mezz’ora. Il tempo si era dilatato.
A un certo punto udì dei passi.
Non di Luca.
Passi pesanti, lontani, sul sentiero. Voci. Due uomini. Ridevano. Parlavano di funghi.
Margherita si irrigidì. Trattenne il fiato. Il vibratore aumentò improvvisamente di intensità: Luca aveva il telecomando. Le sfuggì un gemito, subito soffocato mordendosi il labbro fino a sentire il sangue.
I passi si avvicinarono. Poi si fermarono.
«Hai sentito?» disse una voce maschile, lontana.
«Cosa?»
«Un rumore. Come… non so. Un animale?»
Margherita tremava. Le lacrime le bagnavano la benda.
I passi ripresero. Si allontanarono. Le voci svanirono.
Solo allora Luca si alzò.
Si avvicinò. Le tolse la benda.
Lei lo guardò con gli occhi lucidi, disperati, eccitati da morire.
Lui le accarezzò la guancia, dolcemente. Quasi con tenerezza.
«Brava,» disse.
Poi la slegò piano, partendo dalle caviglie. Le corde lasciarono segni rossi sulla pelle. Quando le liberò i polsi, lei gli cadde tra le braccia, tremante.
Luca la tenne stretta. Le baciò la fronte.
«Sei stata perfetta.»
Margherita non riusciva a parlare. Singhiozzava piano contro il suo petto.
Rimasero così a lungo, mentre il sole spariva dietro le montagne e il bosco si faceva viola.
Quando finalmente si rivestirono, era quasi buio. Lei indossò di nuovo il cappotto, direttamente sulla pelle nuda. Le corde, il vibratore, tutto tornò nello zaino.
Camminarono verso la macchina in silenzio, tenendosi per mano.
Solo quando furono in auto, con il riscaldamento acceso, Margherita parlò.
«Luca…»
«Dimmi.»
«Un giorno… davvero qualcuno ci vedrà.»
Lui la guardò. Sorrise, lento.
«Lo so.»
Mise in moto.
E mentre guidava giù per la strada stretta, tra i faggi che si chiudevano sopra di loro come una cattedrale, Margherita chiuse gli occhi e sentì ancora il battito tra le gambe, il ricordo della corda sui polsi, il vento sulla pelle.
Sorrise nel buio.
Non vedeva l’ora che arrivasse la prossima volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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